Dicembre 2025, disoccupazione al 5,6%: Successo o Asfissia? Un’analisi dei flussi strutturali del mercato del lavoro.

L’attuale dato sulla disoccupazione al 5,6% diffuso dall’ISTAT per il mese di dicembre 2025 (comunicato stampa “Occupati e disoccupati (dati provvisori) – Dicembre 2025” del 30 gennaio 2026) richiede una contestualizzazione basata sui parametri strutturali, al fine di valutarne l’effettiva sostenibilità.

Secondo l’ultima analisi tecnica di Openstat, se da un lato è comprensibile leggere il 5,6% come un segnale di un mercato in movimento, tuttavia una scomposizione dei flussi ufficiali ISTAT/Eurostat mostra le criticità oggettive del dato: quando la riduzione dei disoccupati è superata numericamente dall’aumento degli inattivi (come mostrano i saldi di partecipazione di dicembre), l’indicatore perde la sua funzione di termometro della crescita e diventa un indicatore di contrazione demografica.

Ecco alcune considerazioni fondamentali per fornire una lettura strutturale, fondamentale per definire politiche di sviluppo che vadano oltre la superficie del dato nominale:

  1. L’illusione della Normalizzazione: Se depuriamo il dato dall’effetto “scoraggiamento” tramite il Tasso a Partecipazione Costante (Base 2024), il tasso reale di disoccupazione salirebbe al 6,25%. Se invece ci allineassimo alla partecipazione media dell’Area Euro per far emergere la “disoccupazione invisibile”, il dato balzerebbe all’8,9%.
  2. Fattore Demografico (OECD/ISTAT): Le “Previsioni 2021-2070” documentano una perdita strutturale di 200.000-300.000 soggetti attivi l’anno. Nel solo mese di dicembre la forza lavoro è diminuita di 35.000 unità. Matematicamente, la riduzione del denominatore (la base attiva) abbassa il valore del tasso di disoccupazione anche se non si creano nuovi posti di lavoro.
  3. Area della Sottoutilizzazione (BCE/Eurostat): L’indicatore di “Labour Slack” mostra per l’Italia un indice del 17,6% (UE: 11,5%). A dicembre, a fronte di un calo di 15.000 disoccupati, sono aumentati di 31.000 gli inattivi. Su base annua, il saldo di inclusione è drammaticamente negativo: -101.000 unità (più inattivi che nuovi occupati).
  4. Gap di Occupazione (Target Porto 2030): Il tasso di occupazione al 62,3% (con una flessione di 20.000 occupati a dicembre) ci pone a 15,7 punti percentuali dal vero obiettivo europeo fissato al 78% per il tasso di occupazione. Mentre partner come Spagna e Germania mantengono mercati dinamici, l’Italia rischia di stabilizzarsi su una base produttiva sempre più esigua.

In definitiva: Il record del 5,6% rappresenta un’eccellenza statistica “per difetto”. La vera sfida non è mantenere questo tasso, ma recuperare la partecipazione perduta. Senza un intervento strutturale sui salari reali e sul potere d’acquisto (Rapporto PAR 05/12/2025), nella difficoltà di intervenire per una riduzione strutturale del cuneo fiscale (Rapporto Sostenibilità 18/01/2026), la contrazione della forza lavoro continuerà a produrre minimi storici nominali, nascondendo però una progressiva erosione della tenuta sociale ed economica del Paese.

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