31 Gennaio 2026
Dicembre 2025, disoccupazione al 5,6%: Successo o Asfissia? Un’analisi dei flussi strutturali del mercato del lavoro.
L’attuale dato sulla disoccupazione al 5,6% diffuso dall’ISTAT per il mese di dicembre 2025 (comunicato stampa “Occupati e disoccupati (dati provvisori) – Dicembre 2025” del 30 gennaio 2026) richiede una contestualizzazione basata sui parametri strutturali, al fine di valutarne l’effettiva sostenibilità.
Secondo l’ultima analisi tecnica di Openstat, se da un lato è comprensibile leggere il 5,6% come un segnale di un mercato in movimento, tuttavia una scomposizione dei flussi ufficiali ISTAT/Eurostat mostra le criticità oggettive del dato: quando la riduzione dei disoccupati è superata numericamente dall’aumento degli inattivi (come mostrano i saldi di partecipazione di dicembre), l’indicatore perde la sua funzione di termometro della crescita e diventa un indicatore di contrazione demografica.
Ecco alcune considerazioni fondamentali per fornire una lettura strutturale, fondamentale per definire politiche di sviluppo che vadano oltre la superficie del dato nominale:
- L’illusione della Normalizzazione: Se depuriamo il dato dall’effetto “scoraggiamento” tramite il Tasso a Partecipazione Costante (Base 2024), il tasso reale di disoccupazione salirebbe al 6,25%. Se invece ci allineassimo alla partecipazione media dell’Area Euro per far emergere la “disoccupazione invisibile”, il dato balzerebbe all’8,9%.
- Fattore Demografico (OECD/ISTAT): Le “Previsioni 2021-2070” documentano una perdita strutturale di 200.000-300.000 soggetti attivi l’anno. Nel solo mese di dicembre la forza lavoro è diminuita di 35.000 unità. Matematicamente, la riduzione del denominatore (la base attiva) abbassa il valore del tasso di disoccupazione anche se non si creano nuovi posti di lavoro.
- Area della Sottoutilizzazione (BCE/Eurostat): L’indicatore di “Labour Slack” mostra per l’Italia un indice del 17,6% (UE: 11,5%). A dicembre, a fronte di un calo di 15.000 disoccupati, sono aumentati di 31.000 gli inattivi. Su base annua, il saldo di inclusione è drammaticamente negativo: -101.000 unità (più inattivi che nuovi occupati).
- Gap di Occupazione (Target Porto 2030): Il tasso di occupazione al 62,3% (con una flessione di 20.000 occupati a dicembre) ci pone a 15,7 punti percentuali dal vero obiettivo europeo fissato al 78% per il tasso di occupazione. Mentre partner come Spagna e Germania mantengono mercati dinamici, l’Italia rischia di stabilizzarsi su una base produttiva sempre più esigua.
In definitiva: Il record del 5,6% rappresenta un’eccellenza statistica “per difetto”. La vera sfida non è mantenere questo tasso, ma recuperare la partecipazione perduta. Senza un intervento strutturale sui salari reali e sul potere d’acquisto (Rapporto PAR 05/12/2025), nella difficoltà di intervenire per una riduzione strutturale del cuneo fiscale (Rapporto Sostenibilità 18/01/2026), la contrazione della forza lavoro continuerà a produrre minimi storici nominali, nascondendo però una progressiva erosione della tenuta sociale ed economica del Paese.
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